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mercoledì 10 aprile 2013

SpermBloodShit - The Tourette's Syndrome






Year: 2013
Genre: Grindcore/Death Metal/Punk
Label: Coyote Records
Sounds Like: Anal Cunt, Mortician
Sentence: South Park is the way! (7)

Spermbloodshit: un nome, una garanzia, uno di quei gruppi da non prendere sul serio perchè neanche loro si prendono sul serio. Influenze che vanno dal death metal, grindcore e punk (non vi ricorda nessuno eh? se vi dico fighe anali non vi rimembra niente?)  Questo gruppo di italico furore è stato partorito a Pescara ed è giunto al secondo aborto: "The Tourette's Syndrome". Detto ciò facciamo questo viaggetto in quest'atmosfera che profuma di feci, lolite giapponesi perverse, liquido seminale e Gianni Morandi. L'album si apre con "The Tourette's syndrome" che ha come intro una conversazione di South Park con il nostro beneamato Eric holegrossagrosse Cartman; canzone punkeggiante e grindeggiante, con tupa tupa e blast beats alternato, come le loro linee vocali pulite e growleggianti. Abbiamo "Womenburger", la mia preferita del cd, tendente allo slam e al grindcore, sempre con questi cori alla A.C. di grande effetto. "Eau De Sperm" (per gli ignoranti acqua di sperma) ha una intro che ricorda la leggendaria "raped by elephants" dei Torsofuck canzone breve ma intensa come una sborrata orientale. "Ha-emo-rrhage" ricorda leggermente i Municipal Waste con queste ritmiche quasi divertenti per poi cadere nei blast più ignoranti condito con i cori tipici alla A.C. & co. "Cirque du soleil" presenta pure un breakdown e delle vocals che Wili Rahmer (Mortician) approverebbe. E poi LEI, IL TRIBUTO, L'ELOGIO al grande purtroppo defunto (GAY direbbe lui) Seth Putnam chiamata "Seth Putnam's death is Gay". Ma siamo italiani no? E quindi mettiamoci una intro in italiano! Frenzied Surgeon fa per voi amici miei, con una parte di basso e batteria per gli amanti del punk nostalgico. "Stupid Werefolf" presenta la solita intro non-sense con Beavis & Butthead, per poi trascinarci in una canzonetta thrash/grind. Oltre ad una cover dei Chronicle Diarrhoea abbiamo "It's Raining Sperm" (stavolta la intro non ve la svelo la scoprirete voi) canzone spinta grindeggiante con riff che ricordano il death metal ignorante e putrido di una volta. "Cheesing" è la traccia numero 11 con il nostro Eric Cartman che ci presenta la canzone; una canzone tranky come si dice al giorno d'oggi con un breakdown che sa di Devourment. E poi l'ode all'uomo più grindcore/slam d'Italia: signori e signore Gianni Morandi: The Italian Coprophagist presentata da South Park e accompagnata con un riff centrale di chitarra molto catchy e per niente volgare (a differenza dei testi); una canzone che forse qualche siciliano può trovare fastidiosa (che sia quello lo scopo?). "Donkey Sex" si presenta con una intro alla Incantation, molto doom che poi dopo una rullatina prende velocità alternandosi tra gli Anal Cunt, i Torsofuck e i Mortician. "Polynesian Cannibal Holocaust" è roba da veri amanti del noisecore/punk hardcore: cantato divertente e gridato che diventano un conato unico di parole incomprensibili. L'ultima canzone dell'album con un'introduzione che mi ha fatto rotolare per terra a ridere come un idiota sotto allucinogeni: "You've got two testicles in your throat" conclude questo elogio alla coprofagia, necrofilia, ai porno giapponesi, alla zoofilia tutto di stampo italiano. Roba per soli amanti dello slam, goregrind, noisecore.

-Billy Repalam





lunedì 8 aprile 2013

The Modern Age Slavery - Requiem For Us All






Year: 2013
Genre: Deathcore/Death Metal
Label: Pavement Records
Sounds Like: Oceano, Thy Art Is Murder, Withechapel
Sentence: Devastating! (9)

Riposino in pace questi 5 anni, i The Modern Age Slavery Sono tornati! Ebbene sì, 5 fottuti anni sono passati dall'ultimo lavoro dei TMAS(Damned To Blindness), che  rispetto a questo "Requiem For Us All" risultava essere meno tecnico, più marcio ma soprattutto con un pizzico di personalità in più. Al contrario il loro secondo lavoro risulta avere tutti i componenti per aggiudicarsi un buon posto nella classifica dei migliori album del 2013! Tecnica, qualità, compattezza, precisione ed incisitività fanno di questo album un lavoro da ricordare in eterno. Il tutto si apre con la title track, che è uno dei pezzi forti dei nostrani, poi troviamo "The Dawn Prayer" con un assolo coinvolgente e spettacolare. Altri brani che mi sento il dovere di citare sono "The Silent Death of Cain" con la partecipazione di Tommaso Riccardi(Fleshgod Apocalypse) alla voce, "Requiem To my Nation" in cui un riff delizioso accompagna delle clean vocals molto inquietanti ed  infine "Arise" la cover dei Sepultura fatta in versione deathcore, a dir poco spettacolare. L'album scorre benissimo, basta uno massimo due ascolti per assemblarlo e capirlo fino in fondo. Detto ciò consacro quest'album come la miglior scelta Deathcore di quest'anno. E con mio grande piacere codesta proviene dall'Italia, anche se qui si parla di metal mondiale e non solo del nostrano.(Italy 1 - America 0) Chiudo la review con una precisazione; vi prego, non fateci aspettare altri 5 cazzo di anni per la vostra prossima perla.
p.s. uno degli artwork più ganzi che i miei occhi abbiano mai visto.

-Marco




venerdì 5 aprile 2013

XCIII - Like a Friend in a Cloud






Year: 2013
Genre: Death/Doom Metal
Label: Naturmacht Productions
Sounds Like: My Dying Bride, Cult Of Luna, Opeth
Sentence: Classic but good (7,5)

A distanza di 3 anni dall'Ep d'esordio, i tedeschi XCIII ci propongono il loro primo full-length; 48 minuti di puro Death-Melodic e Doom metal. Comincerei col dire che il lavoro è di ottima produzione, anni luce avanti all' Ep che era molto più grezzo. Ma non perdiamoci in chiacchiere, ed analizziamo la tracklist di questo oscuro e viscerale disco dal titolo "Like a Friend in a Cloud". Ad aprire la danza macabra dei XCIII si presenta un inquietante e desolante traccia di pianoforte, dal nome "Rèverie Nocturne" (tra l'altro mi ha sorpreso molto perché pensavo sprofondasse dopo una manciata di secondi, nei ritmi più infernali) che si presta come un vero e proprio cerimoniale per seguire la seconda traccia "Bal Macabre", che incombe con le sue minacciose campane  e si presenta come una processione di individui senza volto. Già da questa traccia si carpiscono le influenze di band Death-Doom come "My Dying Bride" e soci. Per quanto riguarda le tastiere, queste hanno un'impronta più epic-metal stile Nightwish, invece è molto adeguato l'uso del doppio pedale (di cui molte band dello stesso genere ne abusano parecchio). Poi veniamo proiettati alla terza struggente traccia dal titolo "Hibernal Sadness" e quà come ingredienti troviamo gli stessi della seconda traccia ma con una spolverata Death/Black in più e con un riferimento doveroso ai Children Of Boodom (quando non vanno a 170 bpm) e Cradle Of Filth (quando l'ulcera di Dany si fà sentire meno). "Featheress", la quarta traccia, che si apre con una intro seguita dall'immancabile piano come nella prima traccia ci propone melodie varie che stonano a tratti con il sound complessivo. La quinta traccia, pseudo post-rock "Autumns Call Abile" è la scelta di mezzo, molto azzeccata secondo me dato che ci regala molta orecchiabilità, proprio quando il disco stava diventando una mazzata! Tra rumori di pioggia e di natura boschiva, arriva "Perpetual Place" la sesta traccia che sembra omaggiare in tutto e per tutto a Mikael Åkerfeldt ed a i suoi Opeth ed subito dopo troviamo "Bal Macabre-Epilogue", cioè l'epilogo di "Bal Macabre" che potevano anche risparmiare, ma tralasciamo. Cosicché arriviamo all'ultimo brano, la title track che omaggia sempre agli Opeth ma in maniera più cattiva e onirica di "Perpetual Place". Passando alle conclusioni; se vi piace il genere potreste trovarlo molto piacevole, ma l'ascolto integrale risulta pesante già alla quinta traccia e di nuovo alla settima traccia, mentre di Doom c'è veramente poco e niente; tastiere monotone, chitarra troppo moderna e dietro le quinte e basso che risulta impercettibile, cosa che in un album che presenta il Doom come genere, non dovrebbe neanche esistere.

-Pootchie




mercoledì 3 aprile 2013

Darkthrone - The Underground Resistance






Year: 2013
Genre: Black'n'Roll/ Crust Punk
Label: Peaceville Records
Sounds Like: Motorhead, Iron Maiden, Venom
Sentence: Not original, but good (6,5)

Correva l'anno 1991 quando dei ragazzi norvegesi pubblicarono il loro primo full-lenght: "Soulside Journey". Da lì in poi la formazione, composta da Nocturno Culto, Fenriz e Zephyrous, annoiata dal Death Metal, decise di fare una svolta stilistica, ovvero decisero di passare al Black Metal, un genere che stava diventando sempre più popolare anche grazie a gruppi come Euronymous e Mayhem e  soprattutto, grazie all'Helvete e al celeberrimo Inner Circle fondato da lui stesso. I lavori pubblicati dal gruppo dal 1990 al 1995 come "A Blaze In The Northern Sky", "Under A Funeral Moon" o "Transilvanian Hunger" sono diventati dei veri e propri capolavori del genere che ogni blackster dovrebbe conoscere. Dal 1995 in poi, come spesso succede d'altronde, il gruppo perse originalità e cominciò una sorta di declino. Verso il 2000 ci fu un'ulteriore svolta stilistica, infatti già con "The Cult Is Alive" Nocturno Culto e Fenriz introdussero degli elementi Crust Punk sempre più evidenti col passare delle uscite, finché il passaggio non avvenne del tutto con "Circle The Wagons" (il quale di Black ha poco e niente) e l'album che andremo a recensire oggi: "The Underground Resistance". Questo disco non è altro che il seguito del già citato "Circle The Wagons"; semplicemente un altro album Heavy con  spunti riconducibili al Crust Punk, ma vi posso assicurare che, nonostante non sia assolutamente un lavoro paragonabile alle glorie passate, è sicuramente di buona fattura. Ma ora passiamo ad analizzare la tracklist. L'album si apre con "Dead Early", un brano con riff molto Heavy Metal e decisamente influenzato dalla NWOBHM, insomma è in puro stile Iron Maiden; in seguito troviamo "Valkyrie", probabilmente una delle migliori tracce del disco, che colpisce per la sua intro molto melodica ed emozionante e i riff semplici, ma di impatto. Un'altra traccia che merita di essere citata è la terza "Lesser Men", la quale contiene dei riff che ricordano vagamente i tempi di "Soulside Journey", proprio come "Come Warfare, The Entire Doom", sia per le parti di chitarra che per la voce. Oltre a queste canzoni non ce ne sono state altre che mi hanno colpito particolarmente, anzi, ascoltando alcune tracce provavo fastidio, probabilmente anche per via della voce molto poco azzeccata e di qualche riff un po' troppo abusato. In conclusione questo non è un cd complicato da ascoltare, anzi, tutt'altro ... è solo un lavoro "diverso" dai Darkthrone che conosciamo, che va apprezzato per quello che è. In questo album sono anche presenti dei riff che, nonostante non siano particolarmente originali, sono sicuramente più che accettabili. Purtroppo però ci sono delle grosse pecche nella voce, soprattutto quando Nocturno Culto cerca di toccare tonalità troppo alte per lui, in cui stona un po' ed inoltre ci sono delle canzoni che forse durano un po' troppo, come "Leave No Cross Unturned" (13 minuti) e "Come Warfare, The Entire Doom" (8 minuti). Comunque per il resto è un lavoro pienamente godibile da chiunque, ma badate bene che prima di ascoltarlo dovrete levarvi dalla testa il fantastma dei Darkthrone del passato, altrimenti non vi piacerà per niente.

-Alessio