Per l'invio di EP, demo o full-length contattatemi a questo indirizzo: marco-gattini@hotmail.it

lunedì 16 settembre 2013

Blood Rapture - Bound to Hate






Year: 2013
Genre: Brutal Death Metal/Grindcore
Label: Independent
Sounds Like: Dying Fetus, Misery Index, Flesh Consumed
Sentence: This aren't flow (6)

Da Puerto Rico ecco i Blood Rapture, che dopo aver rilasciato una demo ed un'ep, ritornano fieri e sicuri di aver guadagnato abbastanza esperienza, con il primo full-length "Bound to Hate": 11 brani all'insegna del brutal death metal più sfrenato e marcio. Oltre ai 5 brani che trovavamo nell'ep e nella demo, vale a dire: "HellGates Awaits", "The Final Decapitation", "Choices", "What You Made Me Become" e "In the Jaws of Death", troviamo altri 6 brani, tra cui uno, "Into the Gates of Suffering" instumental con voci horrorifice; cosa insolita per un album brutal death posizionare questa traccia alla sesta posizione, dato che siamo ormai abituati (e anche stufi) di sentire una traccia come questa come prima posizione, ovvero come intro: mossa azzeccata. Francamente non si sente molta differenza dai brani vecchi a quelli nuovi, dato che il livello di originalità scarseggia in entrambi i casi. Anche se questo non è assolutamente un disco che vuole lasciare il segno o che voglia essere originale, tutt'altro. Questo "Bound to Hate" è il classico disco che, prima di tutto se lo deve sentire uno che sa mangiare merda (in senso buono) e che non è che gli importa tanto di che tipo di merda stiamo parlando; perché solo così lo si potrà apprezzare. Vocal che ricorda a tratti il gutturale di John Gallagher, guitar-playing marcissimo e non troppo pulito nel macinare riff mentre la batteria esegue ritmi serrati e non decolla in blast sfrenati, cosa che mi ha deluso un po', infatti dovremmo accontentarci solo dell'utilizzo di doppio pedale, che fa rimanare tutto sull'old school. Una cosa che non ti aspetti è il finale di "Obliverate the Weak", non vi spoilero niente, andate a sentire, invece una cosa che ti aspetti e che ti fa storcere il naso è l'inizio di "The Final Decapitation" con le fottutissime voci ad aprire. Anche se arrivati a questo punto non possiamo negare che alcune  variazione nel sound ci sono e anche se alcune non sono il top, per spezzare vanno comunque bene. La presenza di filler è scontata, infatti volevano fare un album che durasse più dei 30 minuti classici, inserendo alcuni brani con partiture scontate come "The Final Decapitation", "The Reaper" e "What You Made Me Become", brani che se evitati, nessuno se ne sarebbe accorto. Ultima cosa da dire, che mi è saltata all'occhio in maniera clamorosa, è la fornitura di ritmi thrashy da parte della batteria, che a volte fa sembrare il disco decisamente più thrash che death, se non fosse per la voce. Arrivati alle conclusioni direi che questi portoricani potevano sicuramente fare di meglio, sono uno che è abituato ad ascoltare certe sonorità, quindi non ditemi che è un disco che va apprezzato per la sua grezzaggine e ignoranza, perché si ok è vero, ma elementi come quelli già citati ti fanno riflettere e magari cambiare opinione, anche perché non è che scorra benissimo il tutto. Ultima cosa, per il sounds like NON considerate la batteria, perché altrimenti quest'album assomiglierebbe ad un qualsiasi disco degli Slayer.
p.s. Ringrazio la band per avermi fornito tutto il materiale necessario.

-Marco





venerdì 13 settembre 2013

Cerebral Extinction - Promo 2013






Year: 2013
Genre: Brutal Death Metal
Label: Independent
Sounds Like: Suffocation, Cryptopsy, Wormed
Sentence: Good (7)

Sempre più band death metal e di generi limitrofi, emergono dal paese nostrano, senza tener conto delle difficoltà e del limitatissimo successo che essi possono avere, ma, al contrario emergono per fare musica per pura passione! E ad aggiungersi a questa massa di gente abbiamo i Cerebral Extinction, band formata lo scorso Marzo per volere di Malshum e Shon, (ex chitarrista dei carissimi Blessed Dead) con l'intento di proporre del brutal death metal valido ed interessante: cosa molto molto difficile oggi. Trovato il batterista Dagon, il trio riesce in breve tempo a scrivere i pezzi che formeranno il promo e nei primi giorni di un caldissimo Agosto, lo registrano in un studio privato. Grazie alla grande disponibilità, non  trascurabile, di Davide, bassista degli ormai celebri Cadaveric Crematorium, il trio nostrano riesce a trovare dunque un basso per completare in fase di studio la line up. Ma ora andiamo ad analizzare finalmente questo promo, di due sole canzoni. La prima è "Echoes Aenima", brano di circa 5 minuti, in cui il trio ci mostra subito cosa sa fare e cosa vuole proporci. Non possiamo assolutamente dire che questo brano ha qualcosa di nuovo (come tutto il promo), ma nonostante ciò risulta scorrere in maniera ordinata, con cambi di tempo repentini e una violenza inaudita espressa in maniera esemplare dal trio: batteria a mitraglietta di pattern incessanti, chitarra bassissima che ci propone riff tecnici e slammeggianti davvero ben costruiti (ma del resto da Shon non si potevano aspettare riff elementari) e growl gutturale stile primi Cryptopsy. Il secondo e ultimo brano "Artificial Stimulation" è sempre sulla linea del primo, ovvero con cambi di tempo rapidissimi, brevi parti in cui solo la chitarra prende la scena: insomma il tipico BDM che ormai i titani del genere come Cryptopsy, Suffocation, Dying Fetus ci hanno insegnato a dovere. Come punto di partenza non è male, ma ora aspettiamo ansiosi il prossimo lavoro, dato che il trio è già all'opera per scrivere nuovi brani che formeranno un ep o un full-length: chi vivrà vedrà.
p.s. Ringrazio la band per avermi fornito tutto il materiale necessario.

Marco











lunedì 9 settembre 2013

Born of Osiris - Tomorrow We Die ∆live







Year: 2013
Genre: Progressive Metalcore
Label: Sumerian Records
Sounds Like: Between the Buried and Me, Veil of Maya, Volumes
Sentence: Disappointment (6,5)

2007 - 2009 - 2011 - 2013. Puntualità! I Born of Osiris tornano proprio nel 2013, dove già tutti li stavamo aspettando, con un lavoro un pò diverso dai precedenti: "Tomorrow We Die Alive". Ma prima di analizzare questo disco, vediamo brevemente la discografia dei BOO.

-"The New Reign": troppo corto per definirsi un album.
-"A Higher Place": a tratti risulta noioso e poco convincente, gira e rigira ma alla fine resta lì e non decolla mai.
-"The discovery": troppe tracce che nel complesso spengono l'epicità di altre, ma il loro miglior lavoro fino a quì, senza dubbio.
-"Tomorrow We Die Alive": ?

Già dal titolo molto generico, da tipico album metalcore che non lascia il segno, possiamo brevemente intuire la piattezza dell'album. Ma non voglio essere superficiale, giudicando il libro dalla copertina, per cui andiamo a vedere "Tomorrow We Die Alive" come si mostra nel complesso. L'apertura di "Machine", a tratti spettacolare, già ci mostra la mediocrità dei componenti, che pur essendo ben preparati tecnicamente, non spiccano gli uni sugli altri, ma al contrario fanno sembrare tutto troppo facile. I riff sono complessi e tecnici, ma risultano essere  molli e senza vita; solito "ciuf,ciuf,ciuf" di chitarre che non porta a nulla. Il drumming è rigido e quasi mai sporge, il synth invece, probabilmente la parte forte del team, ci regala alcuni assoli e parti atmosferiche molto melodiche. Lasciamo stare poi le outro borderline-dubstep, quasi imbarazzanti a tratti (esempio che i BOO stanno osando troppo). La gente chiamava questo disco prima che uscisse "Discovery 2", e vedendo la strumentalizzazione possiamo anche affermare questa premonizione. Altro problema da non sottovalutare è la monotonia del vocalist e i ganci mancanti, che non ti fanno rimanere in testa nessuna di queste 11 tracce, al contrario degli album precedenti devo dire. La canzone è troppo blanda da ricordare (ad esempio: Mindful), il gancio è semplicemente terribile (Divergency), o il gancio è talmente martellato da stufare l'ascoltatore (Machine). La quarta traccia "Exhilarate" segue sempre la stessa forma: intro melodico di synth, seguito da riff di chitarra sempre simili tra loro, accompagnato da un vocalist urlante. Adesso ditemi come si fanno a memorizzare certe canzoni! Ascoltatelo anche 300 volte, ma non vi ricorderete MAI come fa una canzone rispetto ad un'altra (cosa positiva solitamente, ma in questo caso NO!). Ma non siamo troppo cattivi ed andiamo a tirare fuori il bello da questo album, perché qualcosa da non tralasciare c'è. "Illusionist" è una traccia strepitosa con un riff melodico che ti rimane in testa (ok allora qualcosa di indelebile forse c'è) e con le sezioni strumentali verso la fine che lo rendono il miglior episodio del disco, senza alcun dubbio. Un'altra traccia che cito con fierezza è "Vengance", traccia memorabile con le migliori ripartizioni di tutto l'album. Il resto è un mosciume di riff e synth, ripetuti a manetta fino allo sfinimento, che non valgono neanche l'ascolto. Che dire, sono rimasto molto deluso...pensavo veramente che i BOO finalmente avrebbero sfornato un disco da ricordare, ed invece non è esattamente così. Canzoni che a malapena si distinguono dalle altre, snervante suond della chitarra assolutamente privo di vita. Avessero lavorato più con le ripartizioni, con il synth e con la progressione forse, non stavamo qui a parlare in questo modo. Tuttavia i BOO rimangono un gruppo che sa distinguersi nettamente dagli altri gruppi metalcore ed anche in questo "Tomorrow We Die Alive", ci sono riusciti, ma non come me lo aspettavo. O forse sono io che pretendo troppo, ma vedevo nei BOO del vero talento e invece devo rassegnarmi e metterli nella categoria delle band mediocri. Fatto sta che se si prendono più di 2 anni per fare il prossimo album, non è che finisce il mondo.

-Marco


lunedì 2 settembre 2013

Polyphia - Inspire (EP)






Year: 2013
Genre: Progressive Metal
Label: Independent
Sounds Like: Intervals
Sentence: The epic sound (8)

Pur essendo effimera per natura, la Moda sembra a volte avere il potere di riportare in auge interi movimenti dati ormai per obsoleti o addirittura definitivamente scomparsi. Per quanto riguarda il nostro genere preferito (c'e' forse il bisogno di dire quale?) tutti si ricordano i tenebrosi primi anni '90, caratterizzati da una letterale egemonia del grunge che mando' in crisi nera anche formazioni a dir poco storiche, se non intero genere: fu poi grazie alla rivoluzione del cosiddetto Nu Metal e alle vendite milionarie di Korn, Limp Bizkit e Slipknot che la frittata si capovolse definitivamente. Negli ultimi anni si può dire sia successo un qualcosa di molto simile grazie all'apporto di un gruppo ormai a dir poco seminale come i Meshuggah, creatori (per così' dire) di un sound talmente originale e rivoluzionario per cui e' stato coniato un genere a se' stante, il cosiddetto Djent, rappresentato oltre che dalla solita schiera di veri e propri cloni anche da realtà' molto interessanti come Animals as Leaders, Tesseract e Periphery. Ed e' proprio a queste formazioni che si ispirano i Polyphia, giovanissimo combo proveniente dal Texas, USA, fautore di un Progressive Metal che bilancia in maniera molto interessante aggressività e melodia. "Inspire", il nome di questo ep di debutto, contiene solo 5 tracce di musica totalmente strumentale ma che riesce a trasmettere freschezza e caparbietà, grazie a una notevole tecnica di base per dei ragazzi appena ventenni, perfettamente a loro agio sia con i loro strumenti che con i mezzi di comunicazione odierni; non a caso, l'intero ep e' disponibile in streaming gratis su Youtube assieme a diversi videoclip in cui la band mette in mostra tutte le proprie doti. A confermare le potenzialità della formazione, non mancano le guest d'eccezione, in questo caso un bellissimo assolo di Aaron Marshall, principale frontman e chitarrista dei Canadesi Intervals, in "Persevere", una delle canzoni di punta del disco.  I pochi difetti, tra cui l'eccessiva rassomiglianza a livello armonico di tutti i pezzi, sono sicuramente appurabili alla giovanissima eta' dei componenti del gruppo, lati che sicuramente verranno smussati con un esperienza che sicuramente non verrà a mancare. Concludendo, i Polyphia hanno tutte le carte in regola per diventare una solida realtà nel panorama djent/progressive metal mondiale.

-Edoardo Casini