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giovedì 29 agosto 2013

Prepare for the Mindscan - Prepare for the Mindscan (EP)






Year: 2013
Genre: Grindcore/Punk/Hardcore
Label: Independent
Sounds Like: Insect Warfare, Pig Destroyer
Sentence: Good beginning (7)

Da Buffalo con furore, ecco apparire i Prepare for the Mindscan, band Grindcore con diverse influenze punk, hardcore in più tra quelle che riportano nella bio loro stesi è presente il powerviolence, il thrash ed il black, che si presentano al pubblico con l'ep omonimo. Davvero un vastissimo bagaglio di influenze, fatto per non restare monotoni e per non lasciarci il solito disco grind classico. 12 minuti circa di grezzaggine pura, interrotta dai soli dialoghi presenti nella intro "Alien Invasion" e nell'ultima traccia "Rise of the Machine Elves". Il resto delle tracce sono un marciume portato a 250 bpm, con rari rallentamenti, il vocal riprende anch'esso diverse influenze, ma risulta essere un cantato straziato con qualche growl mal riuscito nella magior parte dei casi e cosa ancora più importante, la mancanza assoluta di pig squeal, che a dire la verità mi ha un pò deluso. Al contrario invece, sono rimasto molto colpito ed interessato dal concept, che include concetti fantascientifici e distopici della scienza, nonché questioni sociali e di percezione della realtà. Proprio per questo ho riascoltato molteplici volte le discussioni presenti, per riuscire bene a capire cosa dicessero, così da entrare meglio nel vivo dell' ep. Bene, questo inizio per il trio va più che bene, anche se nel prossimo lavoro, spero vivamente di  trovare i benamati pig squeal che renderebbero le cose ancora più grindcore.
p.s. Ringrazio la band per avermi fornito tutto il materiale necessario.

-Marco




martedì 27 agosto 2013

Carcass - Surgical Steel






Year: 2013
Genre: Melodic Death Metal
Label: Nuclear Blast
Sounds Like: Carcass
Sentence: Surgical work (6,5)

Per prima cosa, il solo fatto che i Carcass sono tornati, ben 17 anni dopo "Swansong", deve allarmarci! Una band che ha sempre presentato elementi death vecchia scuola uniti al grind; cosa mai può proporci in un questo moderno e sempre più esigente 2013? La risposta è appunto "Surgical Steel", un lavoro che non stravolge in nessun modo lo stile carcassiano e oltre ciò, riprende in parte al capolavoro assoluto "Heartwork". Che questa sia una proposta per non deludere i fans più sfegatati, in modo da giocare la carta sicura del non fallimento, ma quella della fiducia assicurata da parte della critica. Ok, questo è quello che credevano Walker e company, ma è realmente andata così? Lo scoprirete più avanti.

Intanto se volete sapere cosa penso delle reunion bands andate a 2.02.


Vorrei spendere due parole sull'artwork prima di passare alle tracce vere e proprie. Esso rende il caso più evidente della tesi: una fusione degli strumenti usati nella chirurgia con l'estetica grigia della cover di Heartwork, che rappresenta le loro tendenze grind mischiate al pulito e classico death metal melodico che li ha fatti diventare una delle band pioniere del genere. Però gli strumenti chirurgici nuovi, ci dovrebbero far pensare a musica nuova, anche se in parte (o forse nel complesso), non è così. Passiamo ad analizzare le tracce, perché finché non capirete come esse sono realmente, arrivati a questo punto potreste già darmi del pazzo. Si parte con l'anno della nascita "1985", una spolverata di poco più di un minuto, in cui si comincia subito a respirare l'aria carcassiana che ormai mancava da un po'. E da questa intro tranquilla e misteriosa, veniamo subito catturati, da ciò che i Carcass sono in realtà. Performance vocale di Jeff veramente notevole, con grancassa e chitarre a velocità allucinante ed assolo che prende la scena a metà song. Ancora non è niente. Andando avanti, il martellare difficilmente cede, con brani come "Cadaver Pouch Conveyor System" e "A Congealed Clot of Blood" come se i Carcass vogliono riguadagnarsi il tempo perso donando ai fans delle canzoni apprezzabili da risultare catchy.  Grazie a brani come "The Master Butcher’s Apron", "316 L Grade Surgical Steel", "Captive Bolt Pistol" e "Noncompliance to ASTM F 899-12 Standard", veniamo ributtati nel passato, con atonali, picking a mitragliatrice, mid-tempo, virtuosismi armonici, rimandi ad Heartwork e gli (forse) abusati assoli. "The Granulating Dark Satanic Mills", titolo a parte, risulta essere uno dei brani più piacevoli, anche qui assolo snervante sempre ed inesorabilmente presente. "Unfit For Human Consumption" tutto sommato, una traccia passabile con del riffing che a tratti funge thrashy. Il disco si conclude con "Mount of Execution", brano che argina l'assalto con un' acustica intro silenziosa; preambolo che lascia il posto ad un potente mid-tempo che cementa tutto ciò che è venuto prima. Gli attrezzi da chirurgia sono sterilizzati, ma l'idea che questo sia un disco fatto tanto per fare, tanto per riassaporare il successo che anni fa li distingueva dagli altri gruppi, rimane una soluzione più che possibile. Ma alla fine parliamo dei Carcass cazzo, dei CARCASS! Per cui, se non siete rompiballe come me e a prescindere dal disco, supportate prima di tutto la band e solo dopo l'album (cosa sbagliatissima!), dovete dedicargli almeno un ascolto.

-Marco










venerdì 23 agosto 2013

Hivelords - Cavern Apothecary






Year: 2013
Genre: Black Metal/Sludge
Label: Anthropic Records
Sounds Like: Burzum??
Sentence: Great work (8)

Interessante quartetto di Philadelphia questi Hivelords, che col loro primo album “Cavern Apothecary” (dopo i primi 2 ep “The cellar scrolls” (2011) e “Grand Cromlech” (2012) ) ci fanno sentire un doom/black metal da loro stessi definito psichedelico; e infatti accanto alle classiche sonorità black, nel loro sound troviamo lente, avvolgenti, a volte anche un po’ noiose per quanto mi riguarda, atmosfere “psichedeliche”. L’album comincia bene, con “Atavus Lich”: un riff molto coinvolgente del chitarrista Will Rollem, con l’ausilio del bassista Tyler Butler, accompagnati dal blast beat di Jason Jenigen e dalla voce molto versatile di Kevin North, che ricorda Varg Vikernes. Alle parti più veloci si alternano frenate improvvise, una delle quali introduce, a circa metà brano, alla sezione più doom della canzone; poi però si riparte di gran carriera, per finire in un crescendo emozionante. Molto differente il secondo brano, “Antennae Manifest”, completamente dedicato ad immergere l’ascoltatore in un mare placido ma pieno di disperazione. Kevin North, così come in “Atavus Lich”, alterna screming a clean vocals, mantenendo però intatto il potere disperante della sua voce. Ecco arrivare, la traccia centrale dell’album, la title track “Cavern Apothecary”, che inizialmente ci fa rituffare nel mare di “Antennae Manifest”, ora un po’ più mosso, e poi ce ne tira fuori, per una corsa cieca che lascia senza fiato. Ecco allora un’altra pausa di riflessione: dove stiamo andando? La band lo scopre nel finale di questa canzone, e (forse) anche l’ascoltatore. E’ giunta l’ora del brano più lungo (circa 11 minuti) dell’album, “The Growing Overwhelm”; molto interessante l’inizio: psichedelia allo stato puro, strani suoni che fanno da sottofondo ad un discorso disperato che si conclude con l’arrivo di chitarra, basso e batteria, i quali danno il via alla parte forse più marcatamente doom dell’intero album, con la bella voce che si mostra in tutte le sue sfaccettature, prima di lasciare spazio ad un finale che ci riporta all’ atmosfera psichedelica iniziale. Torna un po’ di blast beat nella conclusiva “Auragliph”, ottimo brano che ben riassume lo stile degli Hivelords. Sicuramente almeno 3 delle 5 tracce di questo album entreranno in pianta stabile nel mio capiente ipod anche se, dopo aver ascoltato l’iniziale “Atavus Lich”, mi aspettavo anche qualcosa in più dal resto dell’album, che a volte trovo un po’ troppo prolisso nella sua “psichedelia”. Cavern Apothecary è comunque un ottimo album, con un sound curato al punto giusto, non troppo grezzo né troppo ricercato.

-Pierluigi Bani






mercoledì 21 agosto 2013

I Killed Everyone - Necrospire







Year: 2013
Genre: Deathcore/Death Metal
Label: Pavement Ententertainment
Sounds Like: A Bloodbath in Boston, Science of Sleep
Sentence: Best Deathcore's album of year! (8)

Prima di recensire qualsiasi band è opportuno fare un ritorno al passato e trovare le principali differenze con questo. Ed oltre due ep ed una demo, abbiamo "Dead Peasants" risalente al 2012, disco godibile con un buon riffing, un abuso incontrastato del drop-tuned e una monotonia un pò eccessiva: così potrei descriverlo in due parole. Ma non è il caso di oggi! Infatti i I Killed Everyone tornano, molto carichi e con la voglia di riscatto, piazzando in studio per la Pavement "Necrospire", full-length a metà tra deathcore e death metal odierno. Beh senza indugi dico subito che questo Necrospire è di gran lunga migliore del precedente lavoro, infatti mostra una strutture molto più complesse ed intriganti; anche dopo ripetuti ascolti l'album riusciva ancora a stupirmi, dei cambi e delle atmosfere che si venivano a creare. Si può anche dire che di scontato c'è veramente ben poco e magari anche quando i nostri lo stanno diventando un po', ti sorprendono con una variazione di sound impressionante, cosicché il tutto ritorna più che orecchiabile. Pur essendo un disco, che secondo me va sentito tutto insieme, senza prendere pause per non perdere il filo conduttore, ho trovato alcune tracce che vale la pena citare. In primo luogo "A Sanguinary Mass" (intro+attacco), l'intro una delle più belle che abbia mai sentito in un album deathcore e l'attacco improvviso, che non ti aspetti ricorda gli A Blood in Boston, anche se rimane molto personale con una musica di sottofondo a reggere il tutto in maniera sublime. Poi "The Devourer Beyond" è la traccia del disco che non ti lascia scampo, tra riffing ultra tenuto a velocità stellare e vocal dell'ottimo Tim O'Brien che cambia con rapidità assurda dal growl allo scream mantenendosi sempre di rilievo. La title track, che come per ogni album che si rispetti, non delude le aspettative: qui vogliono davvero uccidere qualcuno. "Born of the Abattoir" è da citare solo per l'inizio diretto dal batterista Tom Salazar, che dice "cazzo ci sono anch'io!". Per il resto la canzone è retta da un breakdown che varia in continuazione, mentre un'altra chitarra esegue in assolo ripetuto davvero delizioso; chiusura con classico breakdown spacca-ossa. La seguente "State of Filth" potrebbe essere un pezzo dei Science of Sleep. "Antipathy" inizia con un "arpeggio" in pulito molto breve e poi esplode in un breakdown micidiale che non lascia scampo; neanche qua comunque mancano riff tecnici. Ed infine da citare c'è "The Human Error", che credo sia la mia preferita, credo perché nel complesso meritano tutte. Questo disco è la perfetta combinazione tra riff death metal, batteria che segue per la maggior parte linee deathcore e infine un uso parsimonioso della ripartizione del precedente lavoro. Bene, passando alle conclusioni dico subito, senza rimpianti futuri (che ci potrebbero sempre essere non lo nascondo), che Necrospire è il migliore disco deathcore di questo 2013. Non ci credo, l'ho detto! Ma stronzate a parte spero vivamente che la band in questione, con il terzo disco, che è per tutte le band il più ostico, non mandi tutto a puttane, perché dal mio punto di vista per il momento è una delle migliori band deathcore in circolazione. Via io mi vado a riascoltare Necrospire ancora, ancora ed ancora..

-Marco