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domenica 24 marzo 2013

Inexistence - Inexistence






Year: 2013
Genre: Ambient/ Atmospheric Black/ Doom Metal
Label: Infernal Hymns Music
Sounds Like: Lìam, Alcest, Peste Noire
Sentence: Wonderful..(8,5)

Gli Inexistence, una one-man band black metal argentina il cui nome è già tutto un programma, tornano alla carica dopo il loro ultimo EP/mini - CD “Chapters of Isolation” per continuare a meravigliarci con delle melodie glaciali e deprimenti quanto meravigliose.
Questo album, come i precedenti, si tiene su una linea Atmospheric Black Metal con degli elementi Shoegaze e Doom …insomma, un lavoro non da poco!
Il disco si apre con una traccia strumentale, chiamata “Distant” che già ci fa capire con che tipo di disco abbiamo a che fare. L’album procede bene o male sulla stessa linea, sempre con tracce molto atmosferiche con elementi tipici del DSBM ( Depressive Suicidal Black Metal ), come la voce che è sempre piena di sofferenza e di emozione , i riff e gli arpeggi sono molto curati e rifiniti e ci fanno intuire che siamo davanti ad un song-writing di grande livello. Inoltre i passaggi dai riff puliti a quelli distorti non sono mai traumatici, ma avvengono in maniera molto naturale.
In più ogni singola traccia è capace di esprimere delle emozioni uniche, ogni singola nota, urlo, rullata riesce a trasmettere un’emozione differente, e ti costringe ad ascoltarlo fino alla fine senza perdere neanche un passaggio, ed è proprio qui che sta la sua bellezza, durante l’ascolto non vi verrà mai in mente di cambiare canzone, la bellezza di quest’opera è ipnotica. Questo disco va ascoltato per intero, non si possono prendere pause, è un viaggio e va vissuto come tale, in totale rilassamento; certo, si tratta di un lavoro molto elaborato ( mischia Doom, DSBM, Dark Ambient e Shoegaze ) e ci vorranno diversi ascolti per assimilarlo del tutto, soprattutto per chi non è un appassionato del genere, ma vi posso garantire che questi saranno i 39 minuti migliori della vostra vita .. O almeno spero che lo siano per voi come lo sono stati per me.


-Alessio





sabato 16 marzo 2013

Left For Dead - Exit Humanity






Year: 2012
Genre: Death/Grind Metal
Label: Nice to Eat You Records
Sounds Like: Cattle Decapitation, Dead Infection, Pig Destroyer
Sentence: Stì cazzi.. (7)

Se vi dico Left For Dead, che cosa vi viene in mente? Bhè, mi pare ovvio che chiunque di noi pensi al famosissimo sparatutto di casa Valve Software, ma in questo caso parliamo di una band grind/death proveniente dalla Germania, che dopo aver debuttato con la demo "Brute Force" nel 2010, torna più in foga che mai con questo full-lenght fresco fresco di stagione dal nome "Exit Humanity". Il tutto ha inizio con una intro strumentale abbastanza incazzata e subito dopo, l'apocalisse zombies ha inizio! 10 brani pronti a smacellarvi le orecchie a ritmi di growl e scream che giocano a ping pong in modo violento, mentre guitars e drum fanno il loro sporco lavoro, donando al tutto uno scorrimento degno di nota. La song omonimo della band, a mio avviso una delle migliori, parte con la classica introduzione opaca e maligna per poi esplodere subito dopo in un vortice di budella e sangue con il growl (impossibile da non ricordare) che ti istiga a urlare a squarciagola e dire "Left For Dead!". Passiamo poi a "Excesses" brano che insieme a "Brain Rupture" e "Drop Dead" era presente nella precedente demo ed è proprio per questo che l'hanno riproposto insieme agli altri due, perché tra quelle 6 tracce presenti nella demo queste sono senza dubbio le migliori, dato che le altre presentavano lacune e ripetizioni esagerate, ma che ce volete fa, era il loro primo lavoro! Parliamo piuttosto delle nuove song, che dai titoli un pò troppo scontati, fanno del lavoro complessivo un buon risultato. Ma entriamo nei particolari, "Kill All Humans" con una intro che sembra somigliare a degli spari rivolti a zombies, ci immedesima subito nella parte, fino ad arrivare al finale azzeccatissimo dove si sente più volte ripetuto Kill all humans, mentre parte un brevissimo assolo taglia ossa! p.s.dal titolo si capisce che stì tedeschi fanno la parte degli zombies. Passiamo poi a "Redeemed By Death", brano abbastanza classico nel complesso, con uno stacco di guitar e il solito ripetersi del nome della song (direi che a stò punto ci puntano molto) ed infine arriviamo a "Reverse Food Chain", dove come nella precedente "Drop Dead" sono presenti armonici artificiali in abbondanza, per mio gran piacere. Senza troppi indugi, dico che questa "Reverse Food Chain" è la mia preferita in assoluto e quella che ho più gradito tra le new entry perché oltre ad avere un assolo mozzafiato, mostra tutto quello che un brano death deve avere oggi. Bhè, questo album però non è tutto rose e fiori, ma proprio per un niente! Presi singolarmente i brani so anche carini, ma ad ascoltarlo ho quasi sofferto, dato che i pezzi si assomigliano troppo e la durata (oltre 30 min.) è secondo me esagerata per un disco che tra il genere proposto presenta il grind. Troppo poco per parlare di un album che la gente se lo va a riascoltare dopo 2 giorni. Peccato perché di tracce da ricordare ce ne sono, ma l'album va giudicato per quel che è nel complesso e questo presenta molta somiglianza tra i pezzi e scarsa originalità. Per quanto riguarda l'artwork, penso che ormai sia diventato più difficile fare quello che le song, stronzate a parte questo è molto inerente al disco, ma è di un "visto e rivisto" pauroso.

-Marco


giovedì 6 settembre 2012

Kalypso - Nyktophobie





Year: 2011
Genre: Metalcore/Deathcore
Label: Rock Range Records
Sentence: Hard Stuff (7)

Nyktophobie è il primo album della band tedesca Kalypso.
Ciò che ci propongono i Kalypso in questo album è un metalcore/deathcore molto pesante e tecnico.
Le chitarre non si fermano un attimo e anche la batteria ha sempre dei ritmi freneteci, per quanto
riguarda le voci, abbiamo due vocalist con il classico scream/ growl alternato, che in certi casi
diventa quasi un pig squeal/grunt. Ed ora analizziamo l'album nel dettaglio.
Le tracce che sicuramente mi hanno colpito, sono "Euer Niedergang", il brano di apertura,
il quale inizia in modo abbastanza pacato, sembra quasi una marcetta, poi ad un certo punto sentiamo un charleston e i riff all'improvviso si fanno molto più pesanti.
Ma ancora non è finita qui ed ecco che comincia il riff principale, molto originale e pieno di potenza, da sottolineare c'è l'alternarsi di riff e piccoli "assoli" con sweep picking che tutto sommato ancora non esplodono.
Ecco che alla metà inizia a diventare decisamente più pesante con riff molto lenti e una voce
che sembra un pig squeal/grunt, per poi arrivare una parte con delle chitarre vagamente più
melodiche. Un'altra traccia che merita di essere ascoltata è la seconda "Tote Welt".
Questo brano colpisce soprattutto grazie al suo riff principale, molto energico e potente
e grazie alle voci, che fanno veramente il loro lavoro, alternando scream e growl di continuo.
Nella parte centrale della canzone abbiamo delle sorta di grida, che rendono perfettamente l'idea di
disperazione. Queste sono state molto azzeccate, dato che non stonano neanche un po' col resto del brano.
Un'altro brano interessante è "Kranke Nacht", il titolo in questo caso descrive a pieno il sound (notte
malata) dato che i riff sono talmente veloci e pesanti da dare veramente l'idea di una "notte malata".
Questa è una delle migliore tracce del disco, con riff molto freschi e pesanti al punto giusto e con il
solito scream e growl a dir poco impeccabili.
Infine, ne cito un'ultima che merita veramente: "Grabrede". Questo brano comincia con un riff molto
veloce e melodico, questa volta la canzone però sta su tonalità leggermente più alte rispetto alle
altre tracce, ma trasmette comunque potenza allo stato puro.
Un'altra cosa che mi ha molto colpito di quest'album sono le due tracce che hanno voluto inserire per
rallentare la velocità complessiva e per non far sembrare il disco troppo uguale.
"Nachtimmel" (0:58) e "Gebrochen" (0:49), rispettivamente fatte con chitarre pulite e pianoforte.
Diciamo che i Kalypso hanno voluto dare all'album quell'effetto "sorpresa", mettendo chitarre in clean
e pianoforti per rallentare l'atmosfera (anche perché se fossere tutti brani a 270 bpm non andrebbero
lontani) e per far rilassare l'ascoltatore dopo quei brani spaccaossa. Anche se subito dopo la fine
di questi due brani, ripartono all'attacco pià cazzuti che mai, in modo da regalare infarti ai
malcapitati ascoltatori.
Direi che è un buon album, non aggiunge nulla genere, ma è comunque molto buono dal punto di vista della qualità. Lo consiglio caldamente a tutti gli appassionati del genere e a quelli che vogliono
provare l'effetto "ripresa improvvisa" che il disco è in grado di trasmettere.

-Alessio



domenica 2 settembre 2012

Mad Maze - Frames of Alienation





Year: 2012
Genre: Thrash Metal
Label: Punishment 18
Sentence: New Forbidden (8)

E dopo “No Time Left...”, l' EP che li ha lanciati nel 2010, riecco i Mad Maze con il loro primo disco in studio.
Sempre fortemente influenzati da band come Testament, Forbidden, Overkill ecc. questi cinque ragazzi di Modena tornano proponendoci quel sound feroce, cattivo e molto tecnico ricco di cambi di accelerate. Elementi tipici che li stanno rendendo protagonisti nel panorama thrash italiano.
Questa volta però aggiungendo maggiore groove e qualità sonora, grazie anche ad una label importante come la “Punishment 18” e alle potenzialità espresse al meglio dal gruppo.
Facile ribadire le abilità tecnico-compositive e l'originalità, miscela che fa sì che i brani appaiano molto differenti tra loro.
Da citare, c'è l'abilità dei due chitarristi, che riescono ad intrecciare le parti con estremo gusto, sfruttando al meglio la loro tecnica sopraffina. Dobbiamo anche fare i complimenti al batterista ed al bassista che riescono a dare grande profondità ai brani e letale ferocia al ritmo. Non male il vacalist, con un graffiante e potente clean tipico del thrash e un growl che a tratti sfiora la soglia del simil-death.
Con gran piacere vedo riapparire nell'album i due migliori brani dell' EP, ovvero “Mad Maze” e “Lord of All Remains”, le quali appaiono molto più nitide e efficaci rispetto alla scorsa produzione.
Tra le “best” troviamo la opener “Walls of Lies”, che parte lenta per poi spazzare via tutto con un ritmo martellante, la seguente “Sacred Deceit” con tanto groove ed energia (penso che non potevano iniziare l'album meglio di così) e la finale “Retribution”, una delle migliori in assoluto, che violenterà i vostri timpani con continui sbalzi di accelerazioni e cambi di ritmo.
Purché il lavoro non è esente da miglioramenti dal punto di vista musicale, devo dire che Frames of Alienation è un gran disco, uno dei migliori dischi thrash del panorama italiano.
Consiglio a tutti gli appassionati del genere di ascoltarlo, perché merita veramente e auguro le migliori fortune per il futuro alla band nostrana.

-Marco