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giovedì 19 dicembre 2013

Gorguts - Colored Sands






Year: 2013
Label: Season Of Mist
Genere: Technical Death Metal
Sounds Like: /
Sentence: Enormous (9)

Dopo l'uscita dello spettacolare "From Wisdom to Hate", dodici anni fa, nessuno pensava in un ritorno sulle scene dei mitici Gorguts, band ormai di culto nel panorama death metal, frutto della geniale mente di Luc Lemay, visionario e geniale mastermind della band, che per questa uscita recluta: Colin Marston (Behold The Arctopus, Dysrhythmia, Krallice) al basso, John Longstreth (Origin) alla batteria e Kevin Hufnagel (Dysrhythmia, Vaura) alla seconda chitarra. Se abbiamo amato la malata atmosfera di "Obscura" o di "From Wisdom to Hate", con il nuovo "Colored Sands" troviamo pane per i nostri denti fin dalla prima spettacolare traccia, "Le Toit Du Monde", che mette subito in chiaro la linea dell'album, in cui freddezza magnetica e atmosfere claustrofobiche la fanno da padrone. Subito dopo, "Ocean of Wisdom" un altro pezzo molto interessante e accattivante, in cui il combo non fatica a mettere in luce le proprie abilità tecniche; splendido il riff di apertura. Ora mi soffermerò un po di più su quello che è il mio pezzo preferito del disco e, tra l'altro, il singolo di lancio dell'album ovvero "Forgotten Arrows", esagerata in tutto. Melodie e riff mastodontici sono inseriti perfettamente nel pezzo e il growl animalesco di Lemay non lascia scampo a nessuno. Basso e batteria creano un portentoso muro ritmico e le chitarre danno vita ad atmosfere glaciali, che terminano in un finale inaspettato ma gradevolissimo tutto di synth. La title track è un altra canzone che difficilmente dimenticherò, dall'intro cupo e magnetico che sfocia in quello che è, a mio parere il miglior riff del disco. "Battle of Chamdo" è un intermezzo molto interessante, anche questo, completamente suonato al synth. Subito dopo riprendono le bordate come "Enemies Of Compassion" e "Ember's Voice", che tengono altissimo il livello di adrenalina. Molto ricercata e notevole è anche l'avvincente "Absconders", un mid-tempo ricco di particolari, da ascoltare un'infinità di volte. La conclusione del disco è lasciata a "Reduced to Silence" un altro pezzo in equilibrio tra parti brutali e parti melodiche.

A mio modestissimo parere, questo disco è il migliore uscito quest'anno: volevamo un capolavoro?  I maestri ce l'hanno sfornato, mostrandoci che anche le band "anziane" hanno ancora la capacità di fare scuola e far scatenare tutti coloro che avranno il coraggio di affrontare "Colored Sands".

-Niccolò Silvi






giovedì 12 dicembre 2013

Behold the Desecration - Omnipresent Putrefaction






Year: 2013
Genre: Technical Death Metal/Deathcore
Label: Independent
Sounds Like: Signal the Firing Squad, Acrania, Archspire
Sentence: Sweeps away all (8)

Ormai siamo abituati a vedere gente che va oltre se stessa suonando, mostrando tutto i tecnicismi imparati in lunghi anni di allenamento. E questo è anche il caso dei Behold the Desecration, band americana all'esordio con questo "Omnipresent Putrefaction", un full-length che mostra diverse influenze di generi estremi tra cui technical death metal e deathcore. Genere che ho conosciuto grazie ai, ormai sciolti a mio malincuore, Signal the Firing Squad; anche se il loro era più un technical deathcore e di death aveva ben poco. Vediamo dunque se quest'album d'esordio, anche se lo considererei più un ep per la durata (22 minuti circa), merita un posto tra i miglior dischi di questo anno ormai giunto alla fine. Partiamo dalla malatissima title track nonché intro: gargarismi in stato di vita o di morte. Andando avanti possiamo assaporare manciate di riff intricati (ma non per questo difficili da capire) esuper tecnici a tale velocità da uscire dagli spartiti; alcuni assoli molto brevi (fortunatamente), acceni di breakdown (come possono mancare?) e sweep picking tamarrissimi e catchy, come in "Plaguebearer". Nel complesso le canzoni hanno una struttura ben precisa e le tracce si susseguono in maniera efficace e mai straziante; la voce alterna un growl basso ad accenni di scream striduli e taglienti. Le lyrics sono incentrate tutte bene o male sull'odio verso la razza umana; e voi  direte che è un classico. Sì lo è, ma sottolineerei come sono stati scritti: davvero molto bene, usando frasi e termini significativi e che ti entrano in testa. "Follow the Path" è la classica traccia che non ti aspetti, strumentale molto lenta e malinconica, ma che ultimamente stiamo trovando spesso in album d questo genere. La successiva "Cognizant Gates", che reputo la migliore dell'album, riprende la botta che la traccia strumentale ti aveva magari fatto perdere e ti regala 2.33 minuti di pura violenza verso le nostre povere orecchie, che però dopo ringraziano; assolo da viaggi mentali con sweep che ti fa salire e scendere nel planisfero: provare per credere. Si prosegue con "Oracle's Commandment", ottima per continuare ad essere massacrato e umiliato dalla componente tecnica dei musicisti. E proprio quando ti sei messo l'anima in pace riguardo quest'ultima cosa, arriva un elemento che ancora non avevamo sentito, ma che ci sta da DIO ormai in album tech death, ovvero l'intro di basso a precedere un riff tecnico quanto distruttivo, ma soprattutto che funziona. Parliamo delle traccia "12" (è il titolo non il numero), che non è solo questo, ma al contrario mi sentirei di metterla tra le migliori riuscite di questo "Omnipresent Putrefaction", con l'assolo però, senza dubbio migliore dell'intero full. Da come potrete ben notare, non ho citato le prime tracce perché secondo me sono un po' il punto debole, ma al contrario, passata la strumentale "Follow the Path" il disco prende una piega da  capolavoro, ma non lo sarà ovviamente per l'inizio non molto convincente. Beh c'è anche da dire che se questo fosse stato un album preceduto da ep/demo ecc. magari il giudizio non poteva essere a livelli alti; ma essendo l'esordio nel vero senso della parola, mi sento di essere buono e alzare il voto; perché parliamoci chiaro, quanti gruppi oggi riescono ad esordire con un full-length avendo già le idee chiare e senza presentarsi leggermente in confusione dovuta all'inesperienza? Gli Archspire l'avevano già fatto nel 2011, ma nonostante ciò tanto di cappello ai Behold the Desecration.
Buona la prima.

-Marco









lunedì 9 dicembre 2013

Eat A Helicopter - Evolution Of Violence






Year: 2013
Genre: Deathcore
Label: Independent
Sounds Like: Oceano, Lament, Ethereality
Sentence: Sick release (7,5)

Eat a Helicopter. 
Solo il nome preannuncia un qualcosa di altamente pesante dal punto di vista  musicale, e infatti quello di cui andremo a parlare oggi è un album deathcore con i cosiddetti! "Evolution of Violence" è il primo full-length del gruppo, che anche grazie al supporto di alcuni siti a cui è piaciuto il loro lavoro, sta ottenendo una piccola fetta di fama nell'immensa zona deathcore.  Ascoltando questo disco ci troveremo davanti un complesso ma veramente massiccio arsenale composto da un riffing chitarristico violento e molto suggestivo. C'è da precisare ovviamente che siamo immersi nel panorama deathcore quindi non mancano i breakdown che se posti nel punto giusto in una canzone risultano adatti e perfetti, come nel caso di questo disco.  La prima traccia "Feign Kingdom" è quella che preferisco, quella che ho ascoltato più volte, soprattutto per la longevità del lavoro chitarristico che mi ha intrattenuto ed entusiasmato per tutti i (purtroppo pochi) 3 minuti e mezzo di canzone. Ovviamente non c'è bisogno di sottolineare la possenza della voce che in un genere come il deathcore o è potente o va subito scartata, ovviamente qua ci troviamo nel primo caso, dato che potrete sentire subito come il cantante abbia compiuto un ottimo lavoro.
Come ho già detto questo è un ottimo disco che spero lancerà la band, come essa merita, in mezzo al pattume degli ultimi anni, dove trovare roba innovativa e non scopiaticci quà e là, è sempre più raro.

-Andrea Facchinello




venerdì 6 dicembre 2013

Deicide - In the Minds of Evil







Year: 2013
Genre: Death Metal
Label: Century Media Records
Sounds Like: Decapitated,
Sentence: Return to the old style (6,5)

I Deicide per cercare di tornare sulla scena death mondiale decidono di farlo, puntando prima di tutto su una title track molto orecchiabile e catchy che già fa intuire la malvagità che ci aspetta ascoltando tutto questo "In the Minds of Evil". Con l'ennesimo allontanamento di Santolla, i Deicide hanno perso le influenze melodiche di esperimenti come "To Hell With God", puntando totalmente su riff groove ed eliminando quasi totalmente gli assoli (anche se presenti lo stesso, soprattutto abusati dell'uso della leva). Ottimo lavoro da parte di Steve alla batteria e Kevin alla chitarra, dato che questo disco risulta veramente degno dei primi Deicide, ovvero ai tempi di "Legion" per capirci. Salta subito all'occhio anche la copertina di questo "In the Minds of Evil", non più a richiamare la parte satanista di Benton, ma al contrario qualcosa di più terreno, non a caso la title track parla di assassini psicopatici. Cambiamento, se si può chiamare così, che funziona a mio avviso; è inutile continuare a scrivere testi satanici nel 2013! Che dire dunque, se come me eravate rimasti delusi da "To Hell With God", dovete assolutamente ascoltarvi questo decimo parto, di una delle band più criticate ma nonostante ciò fondamentali nell'ambito del death metal. Son tornati ad attaccare come sapevano fare, non è un disco memorabile, perché nel complesso di "nuovo" non c'è praticamente nulla; riff d'impatto sì, ma niente che le nostre orecchie non abbiano ancora sentito. Ma del resto dai Nostri non potevamo chiedere di più che quello che hanno fatto. Son soddisfatto dunque che il quartetto americano sia tornato a fare DEATH METAL classico, senza cercare sperimentazioni che nella maggior parte dei casi portano a delusioni che ti fanno mettere in dubbio una carriera di trent'anni.

-Marco